03 settembre 2016

Farsi mancare te


Farsi mancare te,
come trattenere il respiro,
come attaccarsi a un aquilone,
come illustrare il libro della ragione
con tutte le sfumature del sentimento.
Le stelle non parlano
ma ci osservano,
da troppo tempo non capiscono,
tradiscono emozioni,
bambine cresciute ai confini
del cielo e del tempo.
Farsi mancare te,
fingendo che sia tutto normale:
camminare, scrivere,
volersi bene, farsi male.

10 luglio 2016

Davanti alla tua porta


Da troppo tempo
resta chiusa questa porta
ma come un mendicante cieco
ho bussato un'altra volta,
la realtà è una foto storta
che non so da quale parte girare
così preferisco sognare
mentre precipito dalla tromba delle scale
trascinando con me
qualche zerbino,
l'erba del vicino,
le mie lettere d'amore
e tutta la cassetta della posta
per poi rialzarmi ferito,
con le nocche sbucciate
e le parole sporcate di pelle morta,
di nuovo davanti alla tua porta.

Credits foto: Ryky Benjamin

18 giugno 2016

Donne che aspettano i loro marinai


Donne che aspettano
i loro marinai,
donne che amano
e non li han visti mai.
Me ne sto con le mani in tasca
a guardare il mare
e tu come stai?
Da quale parte il vento ti accarezza,
piano, senza fretta,
sfiorando i tuoi capelli e la tua attesa,
la tua chiave appesa a una collana
e la sottana leggera?
Forse c'era un'onda o forse non c'era
e anche quell'isola era solo una chimera
ma adesso che il sole è sangue sulla sera
trascino la chiglia fino alla sponda
e non so se verrò subito da te
o se qualche stella polare
mi comanderà di puntare altrove
ma l'importante è avere nelle vene
il coraggio del viaggio,
l'amore per l'azzurro e per la tempesta
e questa voglia di arrivare
là dove l'ultima acqua si fonde sulla sabbia,
dove scioglierò la mia rabbia
posando la testa sul tuo seno,
dove ti solleverò,
proprio come il ponente coi tui capelli,
e voleremo via, come fanno gli uccelli
nelle stagioni più belle,
quelle che ancora non hai visto mai,
quelle in cui sbarcano solo certi marinai.

09 giugno 2016

Dioniso e calabroni


Oggi Dioniso salterellava qua e là
e si sa,
non c'è ragione che tenga:
Apollo il bello
è solo un uccello con troppe piume sulla coda
e la tua moda una pallida ombra
sul lato nudo della pelle
così, ho rotto tutte quelle anfore
e ne è straripato sangue amarissimo
pessimo per odore e digestione;
come un toro dentro un calice rosso,
ho una rabbia nera addosso
e un fosso nell'anima di cui non scorgo il fondo
perciò tieniti il tuo mondo
di talenti pettinati e dorati lustrini:
io danzo tra i confini,
in equilibrio su fili spinati,
senza parlarti né guardarti,
lontano dal tuo cervello
e dalle tue acute considerazioni,
solo con le mie brame
ed il mio sciame di calabroni.

08 giugno 2016

La speranza e la fame


Come un cieco
dietro a un vetro trasparente,
senza potere sfiorare niente,
senza respirare,
mentre il mare batte sul frangente
ed il mondo stanco di girare
si riflette in uno specchio astrale.
Dono il mio istinto di dondolare
a un vecchio cavallo di legno
e il mio segno zodiacale
a qualche innamorato nato per sbaglio
in un disegno appena abbozzato
da una ragazza dai lunghi capelli:
io non sono come tutti quelli
che si incarnano in una situazione,
io non ho nome e non ho pane,
sono la speranza, sono la fame,
sono le squame di un pesce
che nuota nel profondo,
senza sapere
se sia oceano o acquario,
se sia bonaccia o tsunami,
se sia amore
o solo voglia che tu mi ami.