17 giugno 2006

Marinaio sordo

Voci di fuori,
rumori,
note esteriori.

Non si vede più nemmeno una schiena
e la polena bionda della nave affonda.

Nella stiva priva di luce
un topo cieco alla deriva
traduce Euridice.

Sii felice,
o marinaio sordo,
che non si mangia terra
se si sprofonda a bordo.

11 giugno 2006

Quello che non pensi

E' quello che non pensi
che fa la differenza,
è la sostanza nascosta
la costa che non raggiungerai,
è l'amore che non trovi
l'amore che non dai.

10 giugno 2006

Finzioni estive

Finzioni estive,
derive di intenzioni prive di roccia solida.

Se ci fosse musica perenne
sintonizzerei le antenne
invece solo gracidare dai fossi,
le parole povere di Vasco Rossi
e i borbottii di giovani mossi
da fili invisibili.

Fisso con sguardo gelido
il mio quadro siberiano:
l’estate nel suo nucleo
è un gioco risibile,
lunga vita all’Opricnina
e a Ivan il Terribile.

Che strano

Che strano,
c’è chi pensa che basti una droga leggera
a realizzare quella chimera
che si chiama libertà.

Che strano,
c’è chi pensa che baciare
qualcuno dello stesso sesso
sia simbolo di progresso.

Che strano,
c’è chi alza il pugno
e tira schiaffi con l’altra mano.

Che strano,
ho visto un marocchino
che insultava un indiano.

Che strano,
ho trovato un prete
che non era cristiano.

Che strano,
dico ti amo
e nemmeno esistiamo.

04 giugno 2006

Africante

Treni e palmeti
tra il rosso del sole
e il nero dell'anima mia.

Ho sentito parlare di Africa,
è stato come morirci:
acqua profumata dai narghilè
nella rigogliosa siccità d'un deserto.

Ho aperto i miei occhi
alla Madre dei continenti:
uno sciamano rideva,
denti bianchi e wodoo.
Non restava più niente
di questi martelli pneumatici
che mi scalpellano la mente
e il verde del Congo
mi adornava l'anima.

Poi,
un Mediterraneo noioso
è esploso come quieta meteora
e Gibilterra ha riacquisito lo stretto.

Sprofondato su una poltrona
con lo sgradevole aroma di uno zampirone
mi chiedo come sia possibile
viaggiare e tornare
in un istante:
forse il segreto è nella partenza,
nella dissolvenza d'una lenta rotaia,
d'un granello di ghiaia
parente della sabbia,
nella mia ricerca d'una via di fuga
che si rivela miraggio,
alla fine,
quand'è nuda.

A Kama, che con la sua lama affilata penetrò a fondo le vie dell'essere.